Buonanotte popolo !
- Gabriella Grasso

- 2 ore fa
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" Il sonno è ciò che i siciliani vogliono " . Così profetizzò il principe di Salina e così è.
La nostra non è una condanna, è un destino.
In Sicilia ci affezioniamo ai governati e li trasformiamo in regnanti, che elargiscono briciole ai servi della gleba mentre distribuiscono prebende ai fedeli e ai parenti. Da noi il clientelismo è un ammortizzatore sociale, non c'è vergogna nel chiedere perché i diritti non esistono, esistono le cortesie, le concessioni, il do ut des portato all'iperbole e tanto più voti porti tanto più vali per cui l'investimento per il futuro dei figli è l'asservimento all'amico degli amici che crea precarietà lavorativa ed esistenziale e peggio per chi non ci sta. Vada via, all'estero, lontano da questa palude stagnante e contenta.
Repetita iuvant dicevano gli antichi romani e noi infatti ripetiamo e votiamo chi pur governando da decenni dà la colpa del malgoverno a chi li ha preceduti ( loro stessi) tanto il popolo è bue e non capisce. "Noi Siciliani siamo stati avvezzi da una lunghissima egemonia di governanti che non erano della nostra religione, che non parlavano la nostra lingua, a spaccare i capelli in quattro. Se non si faceva così non si sfuggiva agli esattori bizantini, agli emiri berberi, ai viceré spagnoli. Adesso la piega è presa, siamo fatti così. Avevo detto ‘adesionè non ‘partecipazionè. In questi sei ultimi mesi, da quando il vostro Garibaldi ha posto piede a Marsala, troppe cose sono state fatte senza consultarci perché adesso si possa chiedere a un membro della vecchia classe dirigente di svilupparle e portarle a compimento; adesso non voglio discutere se ciò che si è fatto è stato male o bene; per conto mio credo che parecchio sia stato male; ma voglio dirle subito ciò che Lei capirà da solo quando sarà stato un anno fra noi. In Sicilia non importa far male o far bene; il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di fare. Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui abbiamo dato il ‘la’; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei, Chevalley, e quanto la regina d’Inghilterra; eppure da duemila cinquecento anni siamo colonia. Non lo dico per lagnarmi: è in gran parte colpa nostra; ma siamo stanchi e svuotati lo stesso...Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono".
E ora che i vincitori hanno vinto di nuovo, avanti tutta con la trasformazione dei borghi in bagli e dei cittadini in sudditi. Avanti tutta verso il ritorno dei vassalli, valvassini e valvassori che faranno contenti i progressisti più reazionari del re.






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