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Da un campo di bocce a un teatro: la trasformazione culturale di Leonforte

Si è conclusa domenica sera, la 43° edizione del Premio Nazionale Città di Leonforte, sezione teatro.

Bella.

Le opere, tutte, hanno emozionato il pubblico per la carica emotiva e l'attualità degli argomenti.

Belle. Belle.

Speriamo di rivedere Ex pose me, della compagnia teatrale Senza Confine di Fasano. Opera fuori concorso, premiata dalla Giuria Giovani con una menzione speciale, che ha turbato, emozionato e fatto riflettere.

Bellissima.

I dettagli sulle serate e il galà conclusivo cercateli nei canali di propaganda informativa .

A noi interessa altro. A noi ( noi di Germial, non patisco di mitomania) interessa ragionare dello "Stazzuni" e del teatro all'aperto.

Bello?

Si poteva fare meglio!

Il Premio si è svolto nella nuova area eventi, in zona "Stazzuni", in quello che era un campo di bocce.

A Leonforte avevamo un campo di bocce e non lo sapevamo.

Un campo di bocce realizzato fra il 1978/79 dall'amministrazione Vanadia. Un'amministrazione monocolore: Rosso, comunista, P.C.I./P.S.I. ( Bei tempi), finanziato dal Credito Sportivo, che investì 200 milioni di lire in strutture di quartiere.

A Leonforte non era uso giocare a bocce, ma a piattello ( l'evoluzione adulta della "truzza") e a giocarci erano gli anziani, che bivaccavano sul muretto di fronte all'ingresso dell'attuale teatro. L'idea era buona e l'intenzione migliore, ma il campo non fu mai usato e fin da subito si pensò di destinarlo ad altro e in occasione dei 400 anni dalla fondazione di Leonforte ( 1611/2011), sotto l'amministrazione Bonanno, fu indetto un concorso di idee che interessò anche il campo di bocce. Alessandro Castiglione (in seguito presidente dell'Ecomuseo) in collaborazione con l'università di Enna, attenzionò quell'area e a vincere il concorso fu Filippo Cerro, che progettò una piattaforma polifunzionale, con cavea e pietra.

Bello assai.

Da quel campo (mai usato) è sorto (dopo 48 anni) con il contributo della regione, un teatro all'aperto: lo Scenario delle Acque e delle Rappresentazioni; dedicato al teatro, all'arte, alle mostre, alla cultura e alla condivisione in ogni sua forma.

Il teatro è un "gioiellino" ha detto il sindaco.

Ha un palco, le sedie ( può ospitare fino a 200 posti a sedere) , le luci, una schermatura verde estetico/protettiva, una spiaggia di sassi per pavimento ( c'è lo stesso brecciolino del giardino di villa Bonsignore, che avrebbe dovuto essere rimosso dal giardino di villa Bonsignore per la difficoltà di movimento, specie alle persone con disabiltà motorie) , un ingresso arduo e una strada comunale ( quella di Rocca di Demetra) scarsamente illuminata e per niente munita di indicazioni ( si dice che qualcuno vaghi ancora in zona "Vota Rutta").

Bellino.

Leonforte ora ha un teatro all'aperto per quello al chiuso "apò videmu", ma intanto godiamoci questo.

Se fosse possibile mettere i servizi igienici, vi sarebbe grata la popolazione tutta e in special modo i gestori dei bar che hanno dovuto far fronte a tante urgenze.




La foto è stata scattata da Giancarlo Rossino e girata a Piero Livolsi, con l'implicito consenso a pubblicarla, che infatti l'ha pubblicata sul suo profilo social. Il signor Rossino ci ha invitato, in nome delle "regole deontologiche ( ei comandamenti morali)" a specificarlo e noi l'abbiamo specificato.

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