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DOMENICO GIACONIA. AMMINISTRATIVE 2026 A NICOSIA - RIFLESSIONI POLITICHE E’ passata ormai quasi una settimana dal Lunedì scorso...

AMMINISTRATIVE 2026 A NICOSIA - RIFLESSIONI POLITICHE

E’ passata ormai quasi una settimana dal Lunedì scorso, giorno in cui si è appreso della vittoria della compagine politica che ha espresso, insieme ai suoi elettori, l‘avvocato Anna Maria Gemmellaro prima Sindaca “eletta” della Città di Nicosia.

Doveroso, innanzitutto, esternare ad Anna Maria le mie più sincere congratulazioni.

Detto questo, ho pensato a lungo se fosse stato il caso di scrivere (attività che utilizzo come esigenza retorica di trasmissione di un pensiero) alcune riflessioni sul significato politico di questa elezione proprio in considerazione del fatto che, stavolta, anch’io ho direttamente partecipato a questa campagna elettorale nella qualità di “assessore designato” da un altro candidato Sindaco, l’amico Aldo La Ganga. La sonora sconfitta che abbiamo subito mi ha ulteriormente rallentato nella decisione di dire la mia a riguardo. Ma, credo sia giusto offrire, a chi avrà la bontà di leggere queste righe (forse troppe), la mia modesta opinione su ciò che penso a riguardo.

Prima di ogni cosa ritengo sia necessario operare una sincera e profonda autocritica sulla capacità di trasmettere la nostra idea, alternativa, di politica locale e di visione programmatica sul futuro della nostra sofferente cittadina. I vari messaggi dati agli elettori evidentemente non hanno colto nel segno. E’ un dato di fatto! Sui motivi di questo insuccesso però sarebbe più giusto sviscerare bene le cose e analizzarle con la necessaria lucidità.

E’ un dato che gli aspiranti consiglieri della nostra compagine fossero cittadini, tutti non meno capaci dei loro diretti avversari e certamente intrisi di sincera buona volontà e di onestà intellettuale, ma quasi tutti alla loro prima esperienza politica e quindi con evidenti difficoltà di ampio “riconoscimento” sociale e dunque “elettorale”. Mi inserisco anch’io nel novero dei neofiti frequentatori dell’agone politico locale e faccio autocritica sul mio tentativo, evidentemente non andato a buon fine, di suscitare nelle persone che hanno ascoltato le mie parole pronunciate nei due comizi (iniziale e finale) un sobbalzo o un rigurgito di vero coinvolgimento quando, con la mia deficientissima arte oratoria comiziale (priva dei più elementari principi di ritmica musicale a tempo di danza e di picchi sonori sapientemente distribuiti nell’arco del proprio discorso per suscitare più “profonde” reazioni fra gli uditori) ho parlato di “cultura”, di beni culturali e delle loro potenzialità socio-economiche, quest'ultime mal o per nulla sfruttate dall'amministrazione uscente .

Ma non mi spiego però il motivo (si fa per dire!) perché i nicosiani non hanno veramente VOLUTO “ascoltare” l'accorata e sincera proposta programmatica e le denunce di pessima politica locale dell’appassionato candidato a Sindaco Aldo G. La Ganga. Non è nemmeno bastato il mirabile intervento di chiusura di campagna elettorale dell’amico Piergiacomo La Via quando ha parlato dei motivi della profonda crisi politica ed economica della nostra comunità e della mancata collettiva assunzione di responsabilità degli amministratori uscenti sul fatto che della Nicosia “capoluogo” morale e politico dell’area Nord della provincia di Enna non è rimasto niente.

Chi ha udito quelle parole non poteva non sapere che quanto riferito sia tutto vero o, se non ha avuto contezza di ciò, che il fatto sia ancora più grave perché in quella realtà urbana ci vive e quindi evita di riflettere sulle attività commerciali in sofferenza, sui negozi chiusi di un bellissimo centro storico che nemmeno nei giorni festivi è “frequentato” da organizzati gruppi di turisti in quanto meta sconosciuta ai tour-operator ufficiali.

Alcuni giorni fa il dott. Francesco Salamone ha postato dei suoi pensieri a commento dell’intervento di Piergiacomo circa la crisi che attanaglia la nostra città esprimendosi ad un certo punto, con queste condivisibili parole, che mi permetto di riportare: “Quando La Via parlava di Nicosia, non descriveva soltanto una crisi politica o economica. Descriveva qualcosa di molto più profondo: una crisi identitaria, quasi psicologica. Una comunità stanca, incapace più di riconoscersi, convinta che la propria storia sia soltanto un elenco di colpe” sostenendo che chi, come la lista La Ganga , ha difeso la perduta identità culturale del cittadino nicosiano, lo abbia fatto solo strumentalmente in uno sciocco gioco di contrapposizioni politiche tra le parti.

Sono vicino alle posizioni del Salamone: ho sempre sostenuto che vi è una crisi identitaria del popolo nicosiano in varie occasioni spiegandone anche i motivi.

Mi permetto inoltre di aggiungere un’ulteriore riflessione riguardo all’intervento di forte critica sui contenuti del post fatta dal dott. Giovanni D'Urso, stimato storico locale e candidato consigliere nella compagine politica vincitrice di queste elezioni, in contrapposizione a quelle del Salamone. Il D’Urso, sostenendo invece che la crisi locale faccia parte di più ampie problematiche sociali e demografiche che interesserebbero l’intero meridione d’Italia , pone come causa principale del declino della Nicosia già capoluogo di circondario, la scelta politica del governo fascista che decise di istituire Enna come capoluogo di provincia, per decisione diretta del Duce vicino professionalmente all’ennese Napoleone Colajanni “per far fuori a Nicosia il giolittiano Mariano La Via” e a Piazza Armerina il vescovo di quella Diocesi “familiare di Don Sturzo”, dichiarando inoltre che così si condannò al declino tutta l’area Nord dell’attuale Provincia di Enna “e quindi anche Nicosia.

Mi permetto di confutare quanto asserito dal D’Urso circa la sua individuazione dei motivi del declino di Nicosia. E’ indubbio, ovviamente, che perdere la leadership politico-amministrativa di quell’ampio territorio che comprendeva 12 comuni, attualmente facenti parte della zona Nord della provincia, sia stato causa importante di impoverimento e declino economico, ma, non fu la sola, anzi le vere cause di questo infausto declino siano addebitabili anche ad ALTRO.

Ricordo che il Colajanni morì nel 1921 prima dell’avvento del fascismo e Mariano La Via si era trasferito a Roma già nel 1915 quindi che Mussolini fece un favore all’ennese a discapito del La Via “giolittiano” mi pare cosa poco probabile; diversa questione per Piazza Armerina che, plausibilmente poteva essere considerata “ostile” al regime in quanto comunque si sarebbe voluto “punirla” a causa della presenza del vescovo Mario Sturzo, fratello di Luigi antifascista della prima ora, così come si “punì” Caltagirone città d’origine dei fratelli Sturzo. Ma Piazza Armerina questa crisi, evidentemente conseguenziale alla perdita del Circondario, perchè invece non l’ebbe?

La verità per Nicosia è un’altra. La scelta delle due nuove province siciliane, Castrogiovanni e Ragusa, fu determinata da altri fattori: primo fra tutti il "vigore" del PNF in quelle realtà locali ed una posizione geografica più "baricentrica".

Enna (allora Castrogiovanni) ebbe la "fortuna" di avere tra i suoi notabili un componente della famiglia Grimaldi che era in strettissimi rapporti di amicizia con Italo Balbo. A proposito di “vigore” del PNF vorrei ricordare che Nicosia, nel 1925, con la rivolta di "Peppa a Zenera" fu forse l’unica città d’Italia a cacciare un Commissario governativo fascista a colpi di pietra. Nicosia venne lasciata, per così dire, a "cuocere nel suo brodo" cioè quello di essere perenne "feudo" di un notabilato composto prevalentemente da nobili (lo stesso che organizzò la rivolta). Per tutto il ventennio fascista a Enna, Piazza e Caltagirone si alternarono vari Podestà; Nicosia invece fu "guidata" quasi ininterrottamente per un "ventennio" (dal 1925 al 1943) da un solo Podestà, il barone Giovan Giorgio La Motta che governò paternalisticamente con il perenne motto “Ora vedema…” esclamato ad ogni richiesta di favore. Le tossine lasciate da quel periodo sono ancora oggi presenti e la città "dei 24 baroni" non riesce a scrollarsi di dosso questo peso.

Chiedo a chi legge di rispondere alla mia domanda: chi tra Piazza Armerina, Caltagirone, Nicosia, Noto e Modica (tutte non più “capoluogo di circondario” per decisioni del governo fascista che preferì al loro posto Ragusa ed Enna), ha saputo nei decenni successivi fino ad oggi comunque rintuzzare la propria crisi civica anche e, in alcuni casi, soprattutto, con la cultura ed il turismo? Lascio a voi la risposta.

Tra gli epigoni fascisti post bellici delle primissime amministrazioni degli anni quaranta fino a quelle fortemente intrise di quel retrivo “paternalismo cristiano” (agevolato da finanziamenti pubblici oggi impossibili ma “mal gestiti”) che si rinnoveranno ad ogni elezione per tutto il ‘900, Nicosia, si è sempre chiusa in se stessa, incapace, sia pur con una forte opposizione politica dei partiti di sinistra, di rinnovarsi ed innovare.

Solo per una parentesi decennale l’amministrazione comunale ha respirato un’aria diversa, nuova, una sincera voglia di cambiamento, quando nel 1993 Piergiacomo La Via, da comunista, divenne Sindaco di una città che aveva voglia di un certo rinnovamento. Una primavera civica che però non si è più ripetuta. Anzi, paradossalmente, buona parte di quella generazione di uomini e donne uscita fuori da quella palestra politica, oggi, ha dimenticato quello spirito di rinnovamento, richiudendosi nuovamente verso una visione retriva della cosa pubblica.

Prova ne è che negli ultimi lustri le amministrazioni non sono state capaci di alcuno slancio programmatorio. Tra selfie con l’attuale capo del governo e ammiccamenti con questo o quel capobastone del governo siciliano, composto da incapaci (quando va bene) primatisti mondiali di “cambio casacca” la città si è lentamente e inesorabilmente assopita fino a chiudersi in se stessa. Sagre, turismo, questione del “borgo”, “biblioteca e memoria” affrontate , senza una seria visione politica e anche tecnico-scientifica. Le poche eccellenti realtà imprenditoriali e artigianali frutto solo dell’ingegno dei loro titolari a far da specchietto delle allodole per nascondere una realtà commerciale ben più triste, senza capire che i nostri beni culturali e le nostre riserve naturali piuttosto che essere lasciate a se stesse dovrebbero costituire il vero volano per una rinascita.

In questa campagna elettorale le due compagini che hanno fino all’ultimo lottato per l’elezione del primo cittadino non sono state altro che due facce della stessa medaglia. Lo si vede anche dai numeri visto che la compagine vincitrice (quella uscente) ha perso più di 2.000 voti rispetto alle amministrative plebiscitarie del 2020. Se chi ha vinto (sempre gli uscenti) sono stati e sono ancora vicini alla destra dell’”efficientissimo” governo regionale che tante soddisfazioni sta dando al popolo siciliano in termini di sanità, gestione della crisi idrica, infrastrutture, agricoltura etc etc., la seconda compagine addirittura si è presentata con esponenti “palermitani” dello stesso governo e ha avuto il “curioso” primato di cancellare quasi del tutto dall’agone politico quella presenza (sia pur flebile) del campo “progressista” rappresentato da un PD in crisi di identità pronto ad accettare i dictat regionali: un Golem politico con questa informe miscellanea partitica, bocciato a Nicosia ma andato a buon fine invece nel capoluogo di provincia grazie ad un alto esponente di quel PD candidato sindaco che , dice lui, viaggiava solo e non aveva bisogno di simboli, tanto era certo che avrebbe vinto ugualmente. Tanto per rendere l’idea è visibile sui social da ieri un filmatino utile a capire (se mai ce ne fosse stato bisogno) le “dinamiche” politiche sicule (antiche ma anche nuove) che vede un esponente politico già “forzista”, poi “grande sud”, poi di nuovo “forzista” e per ultimo autonomista di MPA (il partito dove si era candidata la nuova Sindaca di Nicosia, ndr) che si complimenta PUBBLICAMENTE con il nuovo Sindaco (quello che non ha bisogno di simboli) e ricorda i tempi che furono quando ci si organizzava per “suddividere” amabilmente e trasversalmente il “frutto” della loro posizione di leader politici: Sciascia, a ragione, diceva… Sicilia, terra irredimibile!

Concludo invitando tutti coloro che per cinque anni (salvo sorprese) si siederanno sugli scanni della Sala Consiliare del nostro bellissimo palazzo comunale, gli esponenti di “MAGGIORANZA” e quelli di “OPPOSIZIONE” (tanto per differenziarli semanticamente), Giunta e Consiglio comunale, di avere un obiettivo comune: studiare e programmare con passione e competenza avendo a cuore veramente Nicosia e non solo a parole, evitando di pensare a risolvere le varie questioni con un “Ora vedema!”.

Buon lavoro!

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