DOMENICO GIACONIA: NICOSIA-LA FERROVIA E I SUOI MORTI
- Germinal Controvoce
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E’ il 14 di agosto del 1933, sono le 14,20 di un caldo lunedì pomeriggio d’estate; decine di operai e tecnici sono impegnati nella realizzazione di una galleria ferroviaria: si scava sotto il “Monte La Guardia”, bellissimo picco roccioso, visibile dalla S.S.117, sito in prossimità dell’attuale “Parco Eolico Giunchetto” (vedi foto) posto a ridosso dei confini territoriali di tre comuni: Nicosia, Leonforte e Nissoria. La tanto agognata linea ferroviaria “Leonforte-Nicosia” sta per essere quasi completata, manca ancora questa grande opera che si addentra nelle viscere delle montagne del territorio nicosiano, da sempre ricche di preziosi minerali salini e di consistenti quantità di marne bituminose e di altri combustibili fossili. Un foro lungo 2600 metri che bucherà la roccia e permetterà ai binari di virare in direzione Ovest da Leonforte in direzione Villadoro e poi Sperlinga, per approdare infine alla già ultimata stazione ferroviaria di Nicosia.
La storia di questo tratto ferroviario ha radici antiche fin dall’Unità d’Italia. Tra speranze e sollecitazioni politiche inevase, finalmente, con Regio Decreto n. 1218 del 29 aprile 1923, il Governo affida i lavori alla “Compagnia Generale per Lavori e Servizi Pubblici”, anche se il settimanale "Il Fascio nicosiano" nel suo primo numero dell'11 gennaio 1925, riporta la notizia che l'inizio degli stessi non è ancora avvenuto.
E’ nel maggio 1925 che effettivamente inizieranno con la costruzione del primo tratto “Nicosia-Bivio Salso”. Dopo quattro anni, nel 1929, vengono sospesi per ragioni economiche con la linea pressoché completata ad esclusione dell’armamento (i binari) e di quella grande opera che è proprio quel foro così lungo e complicato da realizzare, per via della pericolosa presenza di sacche di gas.
Alle 14,20 appunto, di quella afosa giornata di vigilia Ferragosto, resa ancora più calda dalle più elevante temperature presenti nelle viscere di quella montagna, l’ennesima esalazione gassosa provoca una forte deflagrazione. Due giovani nicosiani, Francesco Aliotta di 25 anni e Gaetano Militello di 23, perdono la vita; sono figli ambedue di “villici” (come si certificava all’anagrafe di 100 anni fa) di origini rispettivamente calatine e niscemesi, trasferitisi a Nicosia a fine ‘800 e inizi '900. Qualche giorno prima, il 6 luglio muore “nel cantiere lavori ferrovia” un altro operaio, il giovane ventitreenne Ignazio Li Volsi di Cerami. Evidentemente il cantiere non si ferma, il “maschio” regime, che nel settore della sicurezza investe solo una tenace opera di propaganda psicologica più che una vera attività di prevenzione, chiaramente non vuole “intralci”: si va avanti! Nel dicembre dello stesso anno muore un capo cantiere “in c.da Roccascino”, alle 23.30 del giorno 10 perde la vita l'umbro Italo Tega.
A galleria ultimata, sempre nel 1933, il governo “fascistissimo” pensa bene di celebrarne la sua inaugurazione con la coniazione di una medaglia dedicata all’evento con sù scritto “progresso che passa attraverso una galleria”.
Nel 1937 il Ministero dei Trasporti decide di risolvere gli accordi presi con le società esecutrici di parecchie tratte ferroviarie secondarie compresa la Nicosia-Leonforte. Il Duce nel ’39 preferirà “assaltare” il latifondo, convogliando le risorse economiche rimaste ad altri usi e Nicosia rimarrà, anche con il successivo “contributo” delle amministrazioni repubblicane statali e locali, sempre più isolata costretta ad “ammirare” una ferrovia senza binari e treni.
Quei morti, fino a prova contraria, non furono commemorati né mai ricordati dalle loro comunità. Evidentemente è probabile che allora si coprì con una pesante coltre di oblio quanto accaduto. Con questo mio piccolo contributo spero di dare degna “memoria” a chi perse la vita per “niente”, sollecitando chi possiede più vigore e lustro, a darne molta più di me.










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