Donne di paese, fra la mistica della femminilità e miss Italia.
- Gabriella Grasso

- 11 minuti fa
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In questi giorni di pre Ferragosto, i paesi lontani dal mare, vivono la gioia dell'estate fra un evento e l'altro. Il calendario estivo condiviso fra Assoro, Leonforte e Nissoria ha offerto e continua a offrire tanto per tutti, meno per tutte. Venerdì 7 Agosto, a Nissoria , si è tenuta la selezione provinciale per la prefinale regionale, in vista della finalissima nazionale, che si terrà, come tradizione vuole, in autunno di Miss Italia. Una gara, fra il trash e il malinconico, che premia la bellezza femminile conforme a canoni stereotipati e omologanti. Un omaggio alla cultura del possesso, che oggettifica le donne e legittima la violenza perché reputa insopportabile la loro autonomia. A che serve celebrare la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, se non si agisce sul piano culturale e dell'educazione al rispetto? Si vede che al mio paese, i tempi non sono ancora maturi per il superamento degli stereotipi di genere e infatti le donne vengono raccontate come potenziali Miss Italia o come mistiche della cura, in perfetto equilibrio fra bambini e vecchi o fra possibilità e storia o fra passato e presente, in cui la donna non è autrice di sé stessa ma icona di maternages.
Questo è successo a Elisa Valenti, immortalata magnificamente dall'artista Mikhail Albano in un murale intitolato "Soglia". Il murale di 13per 8 metri, si staglia sulla parete di una palazzina popolare di via don Bosco e entra nel progetto di arte urbana e legalità: Le strade da seguire. Il murale, voluto dall'associazione Federico II e dall'amministrazione comunale è un omaggio civile a Elisa Valenti, vittima innocente di mafia. Elisa fu ammazzata in un conflitto a fuoco fra clan mafiosi per il controllo dello spaccio e dei videopoker nel nostro territorio. Quell'assassinio fu raccontato dai giornali come "il delitto dei fidanzati" e nel tentativo di infantilizzare un fenomeno criminoso, che soffocava anche Leonforte, si finì per rimuovere una parte della nostra storia. A Leonforte, negli anni '90 del secolo scorso, si sparava anche in pieno corso Umberto I per un regolamento di conti o per una "quisquiglia" fra mafiosi. Ai laudator temporis acti vorrei ricordare anche questo. Ora, il murale di tutto questo cosa racconta? Chi non conosce questa vicenda non può desumerla dal murale e quindi l'omaggio a Elisa Valenti vittima innocente ( il dramma sta nell'aggettivo) manca. Chi guarderà quella giovane donna sorridente, vedrà una mamma o una maestra in un paese proiettato al futuro e memore delle proprie radici che vuole inculcare ottimismo nonostante il declino territoriale.
Elisa Valenti avrebbe potuto essere madre o anche no, educatrice, cargiver o anche altro. Avrebbe dovuto essere la donna che voleva , ma non le fu permesso di vivere e imprigionarla in un ruolo di genere è ingeneroso.
E mentre sfilano le candidate alle selezioni (sic!) regionali di Miss Italia, apprendiamo che una "ragazzina" è stata picchiata dal compagno. L'articolo di EnnaOra titola così un episodio "di patriarcato e di terrore domestico". Leggendo l'articolo si scopre che il compagno é marito e la ragazzina è madre.
Si tratta insomma dell'ennesimo episodio di violenza di genere, consumato fra le mura di casa, per mesi e mesi, sotto lo sguardo dei figli. La donna ha denunciato tutto questo dopo una grave aggressione fisica che la portata a un ricovero ospedaliero. Per quante donne ( perché definirla ragazzina? Perché infantilizzarla?) questo orrore é quotidianità? Dobbiamo capire che oggettificare le donne può portare anche a questo. Raccontare le donne come ragazzine soggiogate dal compagno/marito senza spiegare la sistemicità della tossicità patriarcale che è trasversale a età e condizioni socio/economiche o c

ome angeli del focolare o come corpi da far sfilare e giudicare, è parte del problema.





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