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GRAN PREMIO LA MOTTA, IL VERO PROTAGONISTA E' NICOSIA

36 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Due giorni di motori, figuranti, auto d’epoca e soprattutto tanta gente per le strade.

Il terzo Gran Premio La Motta ha riportato Nicosia indietro nel tempo, ma se c’è un elemento che più di ogni altro ha dato senso alla manifestazione è stata la partecipazione della città.

Circa 500 figuranti, volontari, commercianti, appassionati e semplici curiosi hanno trasformato il centro storico in un grande palcoscenico.

Le 19 vetture storiche, provenienti da diverse parti d’Italia e persino dal Giappone, hanno fatto da attrazione, ma sono stati i nicosiani a costruire l’atmosfera della festa.

E qui sta forse il dato più interessante dell’evento: il Gran Premio sarà pure intitolato a La Motta, barone nostrano dalle svariate attività, dallo sportivo al separatista, dal mandante di furti nelle caserme e probabilmente anche della strage di Portella della Ginestra a confidente degli americani e degli inglesi……

Ma a renderlo vivo è stata Nicosia.

Sono stati i cittadini a riempire le strade, a partecipare alla rievocazione, a prestarsi come figuranti e volontari, a trasformare una manifestazione automobilistica in un appuntamento collettivo.

Al di là del personaggio a cui il Gran Premio è dedicato, resta una domanda: quanto appartiene davvero a La Motta questo successo e quanto, invece, appartiene a una comunità che ha scelto di partecipare e di riappropriarsi dei propri spazi?

La risposta, guardando alle immagini e alla presenza del pubblico, sembra abbastanza evidente. Il patrimonio più importante del Gran Premio non sono soltanto le automobili, ma le persone che lo hanno fatto vivere.

Per due giorni il centro storico è diventato una macchina del tempo: abiti, scenografie, auto degli anni Quaranta e Cinquanta e il pubblico hanno ricreato un'atmosfera capace di attirare visitatori e curiosi. Un risultato che ha avuto anche ricadute sulla vita della città, tanto da rendere necessarie modifiche alla viabilità e al mercato settimanale.

Il Gran Premio La Motta può essere letto SOPRATTUTTO come omaggio alla Nicosia degli anni cinquanta.

Ed è questo il punto forse più significativo. Al di là del nome, delle auto e della retorica della rievocazione, il vero successo è stato vedere una città partecipare, occupare le proprie piazze e trasformare un evento nato attorno alla memoria di un singolo personaggio in una festa popolare.


E i miei complimenti agli organizzatori sono dovuti e meritati.

Perché, alla fine, il rombo dei motori passa. Le auto tornano nei garage. Le scenografie vengono smontate. Quello che resta è una comunità che, per due giorni, ha dimostrato di voler vivere e valorizzare la propria città.


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