Leonforte: La vetrata della villa Bonsignore si tinge di rosso.
- Gabriella Grasso

- 1 giorno fa
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Si intitola Rosso...Speranza, l'installazione artistica posta dietro la vetrata della: Pro Loco/Biblioteca/Cineteca e tanto altro ancora. L'installazione, voluta dall'Associazione DonneInsieme Sandra Cresimanno, si inserisce all'interno delle azioni volte a promuovere e realizzare una campagna di sensibilizzazione sul tema della violenza di genere.
"La porta rossa, simbolo dell'isolamento e della violenza subìta da tante donne all'interno delle mura domestiche, vuole essere un invito a varcare quella soglia ed intraprendere un percorso di riscatto, libertà e rinascita.
Rappresenta un invito alla riflessione, ad una presa di coscienza, ad acquisire la consapevolezza che si può uscire dalla violenza e che non si è sole", si legge nella pagina Facebook degli amministratori leonfortesi.
Iniziativa lodevole, ma inutile se non accompagnata da un'educazione al rispetto per l'altro/a. Quanti maschi si sono fermati a ragionare sulle violenze di genere vedendo l'installazione artistica? Quanti si sono interrogati sulle loro responsabilità, senza ricorrere all'insopportabile alibi autoassolutorio declinabile nel "non tutti gli uomini"? Il femminicida non è un mostro, non è un’anomalia del sistema, è il figlio legittimo del sistema stesso. E il sistema dice che per essere riconosciuto come uomo dagli altri uomini devi essere all’altezza di un modello maschile idealizzato che afferma costantemente il proprio potere sull’altro/a, oggettificando le donne che diventano terreno comune, cose di cui ridire o fantasticare disumanizzando.
A tutto questo, la risposta del Governo è l’ergastolo, che punisce a posteriori e non funziona nemmeno da deterrente perché gli uomini sono abituati a esercitare il dominio sempre. A cosa sono servite e servono le panchine rosse? Basterà sostituire la panchina con una porta per cominciare quel percorso di educazione sessuo/affettiva necessario a fermare le violenze di genere? Può essere, ma mi pare difficile intanto nel napoletano un uomo italiano di 49 anni, ha ammazzato due donne e la cosa è passata quasi in silenzio perché le donne si prostituivano. La notizia è passata , velocemente, nei Tg e giornali nazionali come un fatto di cronaca in cui l'uomo ha nome e cognome: Mario Landolfi e le donne sono definite semplicemente: prostitute. Si chiamavano Sara e Lyuba e avevano 29 e 79 anni e Lyuba era una badante, si è sentito e letto solamente: "sono le vittime di quello che rischiava di diventare un vero e proprio serial killer di prostitute" senza ragionare sul fatto che le donne non sono prostitute , ma si prostituiscono perché non si è ontologicamente qualcosa che si fa. Bisognerebbe cominciare dal linguaggio e poi colorare di rosso qualcosa, è più semplice, lo capisco, ma non basta ad assolverci.






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