Case di comunità a rischio flop
- Gabriella Grasso

- 48 minuti fa
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È finalmente chiaro quello che già da mesi appariva opaco: senza personale ( mancano oltre 2.500 medici e oltre 7.000 infermieri) molte Case di Comunità non funzioneranno o funzioneranno a metà. Le Case di Comunità ( CdC) finanziate con 2 miliardi di fondi Pnrr avrebbero dovuto essere 1.350 poi ridimensionate a 1.038 e in seguito riportate a 1.715 , con risorse regionali o provinciali. Di queste però, per ora, solamente 781 hanno un servizio attivo, 204 una presenza medica conforme e 216 una infermieristica e considerato che il termine di scadenza per il completamento delle CdC è il 30 giugno, pare improbabile che tutte le altre riusciranno a adeguarsi per tempo. Rischiamo,

cioè di perdere i fondi Pnrr, ma soprattutto il fallimento sanitario, l'ennesimo. Avremo invece tanti altri edifici vuoti o parzialmente utilizzati. Senza medici, infermieri, specialisti PUA (Punto Unico di Accesso), assistenza domiciliare e presenza effettiva sul territorio avremo quello che avevamo prima, con l'aggiunta di case vuote e soldi sprecati, in parte da ridare indietro: un successone! E allora che fare? Gli ospedali non possono cedere personale che non hanno e i medici di famiglia non si sposteranno dai loro studi alle CdC per farne centri multiprofessionali. Chi ci mettiamo nelle CdC?
La CdC di Leonforte rientra nella categoria CdC Spoke, avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento per la popolazione, con l'obbiettivo di garantire assistenza continua, integrata e territoriale, con Mmg (Medici di medicina generale) e mediazione fra ospedale e RSA, Guardia medica per le esigenze non urgenti e fuori orario, primo intervento pediatrico e servizi specialistici ambulatoriali di geriatria, neurologia, cardiologia, pneumologia, e diabetologia, servizi infermiesristici, centro prelievi, servizi vaccinali, assistenza domiciliare e presa in carico.
Molti dei servizi elencati non verranno mai erogati, ma alla nostra Asp basta così, pretendere di più sarebbe eversivo.
Siamo contenti per quanti hanno guadagnato da questo sperpero di pubblico denaro.
Buon per loro!





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