Cosa sono le comunità energetiche?
- Gabriella Grasso

- 6 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
In tempi di caro bollette e transizione ecologica nascono le comunità energetiche. Oggi, è possibile sfruttare l’energia elettrica ricavata da fonti rinnovabili non solo per chi possiede un impianto di produzione, ma anche da chi non ce l'ha. Secondo le forme che nel Decreto Mase (414 del 07/12/2023), il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, vengono definite CACER, Configurazioni di Autoconsumo per la Condivisione dell’Energia Rinnovabile. Nelle CACER rien

trano le CER ossia Comunità Energetiche Rinnovabili: una CER è un insieme di cittadini, piccole e medie imprese, enti territoriali e autorità locali, incluse le amministrazioni comunali, le cooperative, gli enti di ricerca, gli enti religiosi, quelli del terzo settore e di protezione ambientale, che condividono l’energia elettrica rinnovabile prodotta da impianti nella disponibilità di uno o più soggetti associatisi alla comunità. Soddisfatto il fabbisogno per i servizi comuni, l’energia ceduta alla rete viene rimessa in gioco e resa potenzialmente disponibile per la condivisione. La parte di energia che non viene auto consumata viene venduta al GSE tramite contratto di ritiro dedicato oppure sul mercato elettrico. Lo scopo primario è quello di fornire benefici ambientali, economici e sociali a chi vi è inserito. Sono quasi 600 le comunità energetiche rinnovabili in Italia e le altre iniziative operative di autoconsumo collettivo. La creazione di una CER comporta senza dubbio moltissimi vantaggi, ma dopo i i primi 7-9 anni che serviranno a ripagare l’investimento iniziale per l’accesso alla rete e ai costi di realizzazione delle infrastrutture che devono essere implementate con sistemi avanzati di gestione dell’energia e inoltre necessario formare i membri della comunità sulle modalità di funzionamento della CER e sui benefici che ne possono trarre. Un basso livello di coinvolgimento o una scarsa comprensione delle dinamiche della comunità energetica può portare a un utilizzo inefficace delle risorse e a una riduzione dei benefici complessivi. Le comunità con un numero pari o inferiore a 50.000 abitanti ( la neo Valle del Crysa ad esempio) hanno accesso a un fondo perduto del 40% promosso dal PNRR e potrebbero coinvolgendo gli agriturismi, le aziende agricole o in generale chiunque abbia a disposizione ampi spazi, come grandi tetti trarre benefici dalla CER amplificando il ritorno sull’investimento e rendendo la partecipazione ancora più conveniente e sostenibile. Sapranno i nostri tre moschettieri ( Licciardo, Livolsi e Colianni) concretizzare questo enorme potenziale? Mah!










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