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Il Trittico di Leonforte non sarà più di Leonforte

Con una delibera di giunta, il Trittico di Leonforte è stato derubri

cato a Trittico e basta. "E' un'azione di moral suasion" dice il sindaco al fido portavoce, nel consueto duo social Livolsi/Licciardo. "Vogliamo ribadire il valore del primato nazionale sull'anarchia territoriale, al fine di riportare l'opera nel suo luogo di appartenenza. Luogo a cui è profondamente radicato e da cui sarà ampiamente valorizzato. A mali estremi estremi rimedi e speriamo che gli svizzeri colgano il significato dell'azione altrimenti toccherà spiegarglielo con un altro viaggio a Mendrisio, con tutto il carico mentale che la cosa comporta, comprese le sterili critiche di chi non capisce cosa vuol dire comandare". La vicenda ha inizio nel marzo del 2025: il trittico di Leonforte, copia antica del Giudizio Universale del Beato Angelico, viene venduto in Svizzera per oltre 700mila franchi, nonostante il tentativo dell'amministrazione Livolsi di riappropriarsene per usucapione toponomastica e la telefonata, a inizio asta, dello stesso ministro della Cultura in fez e tabarro, ma niente, non c'è stato niente da fare. A nulla è servito rilanciare l'offerta iniziale con ben 15mila euro di cui 5 pagati al tabacchi di Chiasso per l'iscrizione alla gara, l'opera è rimasta al cantone. Il trittico di Leonforte (d'ora innanzi solo trittico con la t minuscola) compare, storicamente, per la prima volta nel 1624, come bene del nobile siciliano Fabrizio Branciforti, erede del principe fondatore di Leonforte: Nicolò Placido, a cui l'opera era stata donata da papa Urbano VIII, che nello spedirla esplicitò a chiare lettere il luogo di destinazione assurto pertanto a brand reputation, conferendo con la destination eccellenza al manufatto. Pare che l'Artè Gallery SA, che ha comprato il trittico per 702.445 franchi, abbia iniziato una trattativa per riavere il maltolto in cambio di una fotocopia a grandezza reale che potrebbe essere esposta nella biblioteca/proloco/pinacoteca di villa Bonsignore, unitamente alle litografie del Liardo e alle tele di Salvo.

Questo articolo è un Pesce d'Aprile

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