NICOSIA:LA FRANA DEL 1757 E LA GRANDE SOLIDARIETA` DEI CITTADINI
- Aldo la Ganga
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La terribile frana che in queste ore sta travolgendo la cittadina di Niscemi, fa tornare in mente quella che nel 1757 investì il costone del quartiere di Santa Maria Maggiore e il versante sud-est di Nicosia.
Le cause della valanga, sono da ricercare negli smottamenti del materiale roccioso di arenaria e che ancora oggi è puntellato dal muro di sostegno costruito negli anni 1972-73 a protezione del quartiere sovrastante e della chiesa di Santa Maria Maggiore.
Le cause di questa frana che travolse un pezzo della nostra cittadina e` da imputare alle tante piogge di quell'anno e dalle numerose sorgenti, le cui acque infiltrandosi tra le rocce, hanno contribuito in maniera decisiva al conseguente scivolamento a valle dei quartieri di San Rocco e di San Luca.
Fortunatamente la frana aveva dato nei mesi antecedenti segnali di avvertimento dando così la possibilità ai cittadini di mettersi al sicuro.
La valanga trascinò a valle oltre 400 case, palazzi nobiliari e diverse chiese, tra cui: l’antica e splendida chiesa di Santa Maria Maggiore (consacrata nel 1267) in stile normanno-svevo e visitata nell’ottobre del 1535 dall’Imperatore Carlo V, proveniente dalla vittoriosa battaglia di Tunisi.
Nei giorni seguenti la frana, tanti cittadini si impegnarono a recuperare beni delle persone che avevano visto scivolare la propria casa, così come tanti volontari riuscirono a recuperare opere di inestimabile valore artistico, culturale e storico.
Furono tanti i cittadini, provenienti dai tanti quartieri cittadini che si impegnarono per fare fronte ai danni causati dalla frana, cittadini con senso di solidarietà ed armonia fraterna, delle tante opere che erano all'interno della chiesa, sono state recuperate opere scultoree di raffinata preziosità, quale la “cona” marmorea commissionata nel 1494 ad Antonello Gagini e montata nel 1512, il crocifisso del Padre della Misericordia (a cui i nicosiani sono devotissimi), opera in cartone romano (carta pesta) del nicosiano Vincenzo Calamaro (inizi del XVII sec.) ed ancora due acquasantiere in marmo bianco del XVI sec. Ma altre opere sono state salvate e sono tutt’oggi fruibili e custodite nella nuova chiesa, edificata in una zona più in alto.
Un esempio di solidarietà e` appartenenza comunitaria











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