Leonforte: A rischio crollo non è solamente il vallone san Rocco.
- Gabriella Grasso

- 12 minuti fa
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Secondo gli ultimi dati Ispra la frana che ha colpito Niscemi non è un caso isolato. Il 94,5% dei Comuni italiani è a rischio per frane, alluvioni, valanghe o erosioni e 1 milione e 280 mila abitanti vivono in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata pertanto la questione dissesto e vallone san Rocco ha fatto discutere molto i leonfortesi. Dai dati forniti dalla cartografia regionale dei rischi, la zona del Vallone san Rocco è classificata come zona rossa. Un dato noto ai residenti, che

nel corso degli anni, hanno dovuto affrontare anche altre criticità . Di seguito riportiamo il post di Antonella Sauro, che ha voluto chiarire la posizione della sua famiglia sulla casa che affaccia sul vallone e che preoccupa l'intero quartiere. La condizione della casa è dovuta a cause di varia natura e certamente la complessiva situazione dell'area sottostante le aggrava ulteriormente . La preoccupazione dei residenti è condivisibile e esaspera la paura di un possibile effetto domino nonostante la messa in sicurezza della casa in questione sarebbe pertanto auspicabile un intervento risolutore da parte degli organi competenti. Lo auspichiamo per la tranquillità generale, ma intanto crollano case nella zona storica. Di oggi una segnalazione riguardante la zona di fronte la Fontana delle Ninfe, di cui riportiamo la foto. Che fare?
"Intervengo per chiarezza, anche perché parlo da nipote dei proprietari della casa mostrata nell’articolo.
In quell’abitazione, circa vent’anni fa, vivevano i miei nonni insieme a mia madre. Nel 2005 AcquaEnna ha realizzato un tubo sotterraneo per lo scarico dei servizi senza tenere conto del fatto che sotto l’immobile non esistevano fondamenta.
Da quel momento sono iniziate infiltrazioni e cedimenti strutturali che, lentamente ma costantemente, hanno compromesso la stabilità della casa fino al suo progressivo crollo.
A seguito di questa situazione, i miei nonni sono stati sfrattati perché l’abitazione è stata dichiarata non agibile e sono stati costretti ad acquistare un’altra casa.
Da allora è in corso una causa con AcquaEnna che dura da circa vent’anni.
Tengo a precisare che la casa è sempre stata messa in sicurezza privatamente dalla nostra famiglia, con transenne, fili e segnaletica, nel tentativo di limitare i rischi. Purtroppo, nel corso degli anni, alcuni vicini – pur conoscendo la situazione – hanno ripetutamente rimosso queste protezioni per poter passare o sfruttare lo spazio, ignorando il pericolo.
Le stesse persone che, in occasione del crollo avvenuto l’11 novembre 2025, hanno chiamato vigili e polizia, sono anche coloro che nel tempo hanno tolto con le proprie mani la segnaletica di sicurezza.
Ad oggi, la nostra famiglia, in accordo con il Comune, ha provveduto nuovamente a installare transenne segnaletiche e a mettere in sicurezza l’area.
Purtroppo i tempi degli interventi definitivi non dipendono solo da noi, ma possiamo dire con certezza di aver fatto tutto il possibile per cercare di evitare qualsiasi tipo di catastrofe.
Ora attendiamo la messa in opera delle istituzioni competenti.
Comprendo l’importanza di parlare di dissesto idrogeologico e cambiamento climatico, temi reali e seri.
È anche vero, come giustamente sottolineato nell’articolo, che la presenza del vallone incide sulla fragilità della zona.
Tuttavia, nel caso specifico di questa casa, è corretto precisare che il ciclone ha solamente peggiorato condizioni già gravemente compromesse: la problematica nasce molti anni fa ed è legata anche a interventi infrastrutturali del passato, non esclusivamente a fenomeni naturali recenti.
Lo scrivo per chiarezza e per non creare ulteriore allarmismo tra le persone che vivono nelle vicinanze: in questo caso non si tratta di un’emergenza improvvisa, ma di una vicenda lunga e dolorosa per la nostra famiglia, fatta di segnalazioni, sacrifici e attese".











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