Leonforte scopre Salvo
- Gabriella Grasso

- 24 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Martedì 23 dicembre, al civico 12 di via Cavallotti, è stata scoperta una targa commemorativa dedicata a Salvatore Mangione, in arte Salvo. In quella casa Salvatore Mangione nacque e crebbe fino a 10 anni, quando con la sua famiglia emigrò a Torino.
Dopo il disvelamento della targa "in stile Salvo", il corteo, accompagnato dalle note della Novena, composto dagli amministratori locali, il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco , Norma Mangione, Cristina Tuarivoli , Clara Dagosta dell'archivio Salvo, molti giornalisti, video maker e pochi curiosi; ha proseguito fino alla scuola Vaccalluzzo per inaugurare la mostra di due suoi quadri: San Giovanni degli Eremiti e La strada di casa.
Ma chi è Salvo? Salvatore Mangione è un artista italiano che nel 1963 partecipa alla 121° Esposizione della Società Promotrice di Belle Arti con un disegno tratto da Leonardo, nel 1976 espone alla Biennale di Venezia e poi a Parigi, a New York e ancora alla Biennale, ma soprattutto è un leonfortese. Salvo nasce a Leonforte nel 1947 e tanto basta per inorgoglire ogni fiero paesano. A Leonforte, Salvo frequentò le scuole elementari Vaccalluzzo e infatti presso il refettorio della Vaccalluzzo è stato presentato al pubblico. Un pubblico adulto, scomodamente, seduto sulle sedioline disposte in file ordinate attorno ai banchetti, ma rese più importanti dal passaggio di Salvo. Qualcuno ha infatti cercato sulla sediolina toccatagli in sorte un segno, uno scarabocchio, una incisione dell'artista, nata dalla noia o dall'ispirazione che fa bello anche lo sbadiglio e del resto è nell'infan

zia che si forma la personalità di artisti e no e infatti del valore del fanciullino ha parlato il Buttafuoco e del genius loci, che passando per Empedocle, Ciampa e Ibn Hamdis, si è fatto luce in Salvo. Così ha detto il direttore della Biennale, ammaliando gli astanti. Con Pietrangelo molto si è complimentato il sindaco, ribadendo il valore della cultura che non ha appartenenze partitiche essendo il Buttafuoco intimamente distante dal sentire del nostro primo cittadino, ma che importa la tessera di un partito? Quanto può valere di fronte all'immensità dell'arte? Anche Salvo fu colpito dalla luce che attraversa Leonforte; la stessa luce che convertì al cattolicesimo Newman e che folgora molti paesani meno talentuosi o fortunati di Salvo. Per loro quanto importante sarebbe uno spazio espositivo e allora perché non offrire ai nostri artisti una possibilità per essere visti e apprezzati in attesa di scoprire nuove menti irradiate dalla luce nostrana? Uno spazietto sulla scalinata Musumeci o sulle meno artistiche scale della casa comunale, uno purché sia. Ci pensino i nostri amministratori tanto sensibili al bello, capace che un talento silente emerga sotto il loro quinquennio.










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