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Leonforte: Un villaggio di "lolli"

Aggiornamento: 20 nov 2025

Pino Cardaci era una persona mite che usava passeggiare per il corso Umberto da solo, quando per il corso Umberto si passeggiava in gruppo o a coppia, ma mai da soli perché non stava bene. Pino Cardaci, passeggiando da solo per il corso, usava fermare chiunque incontrasse per chiedere una sigaretta. La dottoressa Luisa Longo lo ricorda così: "Ricordo di lui un episodio molto significativo. Mi chiese come faceva spesso una sigaretta e io gli risposi no Pino le sigarette fanno male e lui "a mia no" " io lollu sugnu".

Questo spiega tante cose! " E Pino Di Leonforte : " UN RICORDO ... PASSANDO PER VIA NUOVA NEL QUARTIERE DÀ CHIANOTTA..A MIA MAMMA LA CHIAMAVA PER NOME ( ED ERA IL GIORNO CHE SFORNAVA IL PANE FRESCO.. CALDO ..CON IL PROFUMO DI NA' VOTA ( DAVA SEMPRE UN PUPIDDU A..PINO..E LUI DICEVA DOMANI MI SPOSO ..NON CI VIENI..FULIPPINA..?( IL NOME DI MIA MAMMA) ... CA' CUMU VIGNU A VIDITI SPUSARI...E LUI CON MEZZO SORRISO DELLA LABBRA ANDAVA VIA FELICE.. TENENDO STRETTO FRA LE MANI U PUPIDDUZZU DI PANI REGALATO DA DONNA FULIPPINA RINALDI... QUESTO ERA PINU... ( UN ANIMA BUONA) CHE NON FACEVA DEL MALE A NESSUNO...!!!

Pino, inteso pinuzzo perché era uso sminuire le persone non performanti, era apostrofato con un epiteto che serviva ai leonfortesi del secolo scorso a sentirsi "sperti" .

Lollo a Leonforte voleva dire scemo e nel recente passato lollo o lolla era chiunque non fosse conforme al pensiero comune; i lolli servivano a far sentire "sperti" quelli più lolli di loro che ingiuriando quelli si pensavano salvi. Nella vita dei paesi del secolo scorso esistevano vari tipi umani: Lolli, Sciancati, Orbi, Muti, Sordi, Pazzi e difittusi d'ogni sorta perché l'omologazione esisteva solo nelle poesie di Pasolini. Al paese mio per esempio c'era la gente, la gintuzza e " i genti buoni" che incarnavano l'orizzonte aspirazionale della gintuzza e poi c'erano quelli che erano il loro difetto fisico o psichico e senza di loro il paese sarebbe stato monco. Era facile passare per lolli, i BES non esistevano, esistevano alunni e alunne bisognosi di attenzione particolare a causa di difficoltà di apprendimento, disabilità o svantaggi sociali, linguistici o culturali e tanto bastava a etichettarli specie se poveri. Gli "sperti" abbondavano fra i danarosi, che in virtù di agi economici e sociali avevano molte opportunità e godevano della benevolenza comune, i più invece dovevano fare e dimostrare di valere nonostante l'estrazione sociale. Altri tempi, fortunatamente. Allora, nella diffusa ignoranza delle cose della psiche, lo scemo del villaggio aveva il compito di divertire o suscitare disprezzo e lo scemo

recitava la sua parte peché era funzionale all'equilibrio dei suoi compaesani. Blandiva i presenti e la loro presunzione prendendosi gioco di loro, costringendoli ad assistere ad una assurda pantomima che riteneva degna della loro stupidità e, infine solidale con quelli come lui, celebrava le virtù della pazienza e terminava in una inattesa celebrazione della gratitudine ad onta d’ogni spietatezza della sorte. Nel ricordare Pino Cardaci non voglio fare un esercizio di mal digerita sociologia e non estrarrò dal bagaglio della cultura il mito inattendibile del buon selvaggio, né la retorica della genialità della follia, né indulgerò alla pietà generosa. Voglio solamente scrivere che dinnanzi alla mia ingenua adolescenza e alla mediocrità d’un certo ceto e d’una certa subcultura si era palesata la grandezza impensabile delle persone comuni e oggi che siamo tutti eccezionali e nessuno è "lollo" quanto è difficile essere speciali. Pino Cardaci è morto. E con lui se ne va un pezzo di storia leonfortese.


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