PERGUSA, MA E` UN LAGO O UN BUCO NELL'ACQUA?
- Giuseppe Maria Amato
- 1 ora fa
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La proposta di Crisafulli, ad oggi, è semplicemente quella di revocare lo stato di liquidazione del Consorzio Ente Autodromo di Pergusa.
Per chi non avesse seguito le vicende nel dettaglio lo stesso ente nell’agosto del 2024 arrivò alla sua naturale estinzione, prevista statutariamente e non prorogata da alcuno dei tre enti partecipanti (Provincia, Comune di Enna ed ACI).
Va detto che, nonostante la previsione chiara della cessazione dell’esistenza del Consorzio il Presidente dello stesso aveva stipulato un contratto con Pirelli per la continuazione delle prove degli penumatici sino al 20230, ovvero sino ad oltre 5 anni e mezzo dalla data di scadenza non solo del suo mandato ma dell’ente.
Poco prima della scadenza l’allora Sindaco di Enna Avv. Dipietro, propose una proroga alla vita del Consorzio ma la stessa venne ampiamente silurata in aula consiliare da parte proprio dei consiglieri di opposizione in larga parte riconducibili a quell’ambiente politico che oggi viene a sostenere la Sindacatura Crisafulli.
A seguito del voto in aula messo in OdG per un atto di indirizzo votato unanimemente durante la prima Giunta comunale, addirittura prima del giuramento del Sindaco, lo stesso ha chiarito che il "coinvolgimento dei privati" di cui aveva più e più volte detto durante la campagna elettorale sarebbe sostanzialmente quello del nolo degli impianti per attività non solo motoristiche.
Così la stampa locale riporta in virgolettato parte della dichiarazione resa: «Noi pensiamo di rendere tutto questo conciliabile con le attività naturalistiche, non è scritto in nessun posto che autodromo ed ambiente non possano andare d’accordo. Vorrei ricordare che l’autodromo di Monza è in un parco. Penso che a Pergusa, che è una riserva speciale, non integrale o finalizzata solo al mantenimento della fauna e della flora, possano essere conciliate le attività motoristiche in un periodo dell’anno e quelle ambientali in tutto il resto dell’anno».
In breve la sua idea di rilancio passerebbe per una pompata robusta alle attività motoristiche, non sappiamo di quale campionato, e per un uso ibrido della struttura ai fini di manifestazioni fieristiche, commerciali, espositive, musicali e chi più ne ha più ne faccia.
Peccato che l'autodromo oggi sia letteralmente imbalsamato. Ovvero, a causa delle esistenti e non superabili vincolistiche dettate non solo dai vincoli regionali (naturale, paesaggistico, idrogeologico e, in parte archeologico) ma anche da quelli nazionali e dall'applicazione delle due direttive UE che fanno del bacino una ZSC ed una ZPS, cosa, peraltro, ben diversa da Monza dove l’impianto è all’interno di un Parco Urbano, il più grande d’Europa ma non certo una riserva o un sito di Rete Natura 2000.
Di fatto la sempre maggiore difficoltà dell'impianto motoristico ad ospitare gare non discende come qualcuno vorrebbe far intendere dalla "opposizione di facinorosi sedicenti ambientalisti" ma dalla impossibilità a realizzare quelle modifiche che consentirebbero all'impianto di adeguarsi alle norme vigenti. Ad esempio a Pergusa mancano le vie di fuga, preziose in caso di incidenti ad alta velocità, manca un sovrappasso camionabile che consentirebbe il transito di mezzi pesanti sopra il circuito anche durante le gare.
Non mi dilungo poi sulla vetustà della impostazione stessa della pista che risponde alle esigenze degli anni '50 del tutto diverse da quelle odierne.
Torna in auge la visione per certi versi strampalata della Riserva “Speciale” intesa non già come prevede la Legge alla quale si rifà la istituzione della riserva stessa ma come un furbo escamotage utile a garantire la massima manovra agli interessi diversi da quelli della conservazione naturale.
Sappiamo bene che un regolamento, che contestammo ai tempi, prevede che le attività motoristiche possano essere fatte dal 15 marzo al 30 ottobre di ogni anno, ma non comprendiamo cosa siano le attività “ambientali” di cui parla il Sindaco, fermo restando che l’Autorità con poteri decisionali in tal senso non è quella comunale e neanche quella del libero Consorzio Comunale di Enna che è semplicemente l’Ente Gestore della Riserva Naturale in nome e per conto della regione Siciliana.
Detto questo la nostra posizione è sempre stata quella della necessità di dismettere l'impianto o delocalizzandolo o rinunciando del tutto ad un ruolo oramai bello che andato di Enna nei calendari motoristici che contano.
In tal senso abbiamo seguito con una task force di scienziati di UNIPA e diversi tecnici che hanno reso volontariamente la loro partecipazione, la presentazione di una scheda ufficiale per l'inclusione dell'area nel PNR Piano Nazionale di Ripristino, discendente dal Regolamento (UE) 2024/1991 sul Ripristino della Natura entrato in vigore il 18 agosto 2024. Il Regolamento crea un quadro giuridico comune per il ripristino di ecosistemi, habitat e specie degradati su tutto il territorio terrestre e marittimo dell'UE, basandosi e integrando la legislazione UE esistente.
Una delle problematiche che abbiamo affrontato è quella della garanzia delle unità lavorative in forze al Consorzio oggi in liquidazione. Queste sono, infatti, dotate di una preparazione professionale ed esperienziale nella organizzazione di eventi che, applicata ad altri settori, consentirebbe non solo al Comune di Enna ma anche a tutta l'area provinciale di avere una struttura di certo riferimento.
Anche gli immobili sono da attenzionare, infatti, riconducibili a diversi enti proprietari, questi sono in alcuni casi pezzi forti della dotazione pubblica. Basti pensare all'enorme tribuna che, oltre che la sinceramente brutta gradinata con relativa copertura, ha al suo interno enormi vani uno dei quali già adibito a cinema/sala congressi.
La nostra è una posizione tesa a garantire la sopravvivenza dell'importante biotopo (tra l'altro iscritto nella lista ufficiale italiana dal 1977 e geosito UNESCO) garantendo lo sviluppo sostenibile dell'area con il minimo impatto naturale possibile.
Un’ultima notazione, l’ente costa al pubblico almeno 206.000 Euro l’anno, corrispondenti alle quote messe dal Comune di Enna e dell’ex provincia, ai quali si aggiungono le somme della Regione utili in parte a garantire gli emolumenti del personale e in parte, invece, legate alla realizzazione di manifestazioni motoristiche. Ora, pensando alle finanze risibili della ex provincia, immaginare che venga in tal senso consumato danaro per un ente che non apporta e non apporterebbe alcun giovamento alle altre 19 comunità del territorio cozza con la chiara necessità di ridefinire il tutto superando visioni e politiche vecchie e ben poco capaci di garantire sviluppo.
Appare chiaro che la vera questione si basa solamente sulla necessità di certa politica di garantire una serie di posizioni di sottogoverno e tante piccole prebende verso la clientela chiamata a fare da stradellista, commissario, estintorista...





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