Salò ha revocato la cittadinanza onoraria a Mussolini. Ora, Leonforte faccia lo stesso.
- Gabriella Grasso

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Non è un onore essere concittadini di Benito Mussolini per ciò il consiglio comunale di Salò gliela revocò, nel marzo 2025; gli era stata conferita il 23 maggio 1924. La stessa cosa chiede, ora, Ferdinando Paradiso, amministratore del gruppo Facebook: Leonforte nel cuore ( che conta oltre 16.000 tra iscritti e visitatori), facendosi portavoce di un'iniziativa civica che prende le mosse dalla lettura del libro "Leonforte in camicia nera e fazzoletto rosso" di Enzo Barbera, pubblicato nel 2012. A pag. 26 del libro si legge che il 12 maggio 1924, l'allora regio commissario Benedetto Scavone conferì la cittadinanza onoraria di Leonforte a Benito Mussolini.
"Portare a compimento questa revoca oggi significa non solo compiere un atto di igiene democratica, ma anche onorare la memoria di Enzo Barbera e far rivivere il suo lavoro, trasformando la sua preziosa opera di storico in un atto concreto di civiltà per la nostra città" scrive Ferdinando Paradiso nella lettera indirizzata all'amministrazione e alla cittadinanza. Come ampiamente documentato, si trattò di un' operazione di propaganda orchestrata dal regime fascista all'indomani della marcia su Roma, che costrinse ben 6.694 comuni su 9.148 del Regno d'Italia a conferire il titolo al duce del fascismo, con la compiacenza dei commissari prefettizi e soffocando ogni forma di dissenso locale. Non esiste un censimento ufficiale che quantifichi esattamente quanti comuni hanno revocato la cittadinanza onoraria a Mussolini. Salò che ospitò il governo della Repubblica sociale italiana l'ha fatto e se l'ha fatto Salò lo deve fare ogni altro comune italiano. L’onorificenza, pur non essendo regolata da leggi statali, è un riconoscimento tuttora conferito da molti comuni italiani a personaggi illustri, per lo più viventi, attraverso regolamenti interni; questi in molti casi prevedono la sua cancellazione, dopo la scomparsa della persona che l’ha ricevuta, qualora, il suo comportamento, risultasse inadeguata e non meritevole altrimenti permane. Nel caso di Mussolini, il valore simbolico della cancellazione è doveroso per ricordare che fece solo cose pessime:
42 fucilati nel Ventennio su sentenza del Tribunale speciale e centinaia di oppositori condannati a 28mila anni di carcere o confino; 80mila libici sradicati dal Gebel con le loro famiglie, costretti a una marcia forzata e condannati a morire di stenti nei deserti della Cirenaica; 700mila abissini barbaramente uccisi, anche col gas, durante l’invasione coloniale dell’Etiopia e nelle successive “operazioni di polizia”; oltre 500 combattenti italiani antifascisti caduti nella guerra di Spagna; quasi mezzo milione di morti, tra militari e civili italiani, nel corso della II Guerra mondiale; decine di migliaia di greci (soldati e civili) uccisi nel corso della fallimentare invasione della Grecia; parecchie decine di migliaia combattenti degli eserciti avversari e di civili morti per le aggressioni militari fasciste; oltre 5.000 civili sloveni “giustiziati” in 29 mesi di occupazione italiana della Provincia di Lubiana, più 900 partigiani fucilati e altri 7.000 civili deceduti nei campi di concentramento italiani (su 33.000 internati, in buona parte anziani, donne e bambini); nei campi di sterminio nazifascisti finirono circa 40.000 deportati politici (12.000 partigiani e oppositori uccisi su 33.000), religiosi (testimoni di Geova) e razziali (sopravvisse solo il 12% dei 6.806 ebrei deportati, analoga sorte per un’ottantina di rom e sinti); poi, 650.000 internati militari italiani antifascisti finiti nei lager tedeschi, di cui 50.000 deceduti lì (assassinati o per fame e malattie) e parecchie altre migliaia dopo, a causa di patologie conseguenti all’internamento; altri 600.000 prigionieri di guerra italiani languirono per anni tra i reticolati in tutto il mondo; 44.700 partigiani caduti durante la Resistenza; circa 38.000 soldati italiani regolari caduti da settembre 1943 alla fine della guerra, nei combattimenti contro i nazifascisti a fianco delle truppe alleate; abolizione di ogni dissenso e riduzione della donna a generatrice di prole per la Patria.
Mi pare che è giunto il momento per non averlo più come cittadino onorario.






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