Un sabato sera al Pronto Soccorso di Leonforte
- Gabriella Grasso

- 12 lug
- Tempo di lettura: 1 min
L'estate leonfortese è scandita da eventi straordinari e ordinaria disperazione. In un sabato qualunque, a Leonforte, tra incontri culturali, apericene in piazza, e installazioni artistiche, che ricordano stie, a protezione di restaurate e restituite chiese, c'è anche chi deve recarsi al pronto soccorso.
Il pronto soccorso leonfortese è il racconto di un disastro sanitario decennale, nonostante la capacità e la volontà del personale che vi opera. In un qualunque sabato sera leonfortese, può infatti capitare che incidenti stradali o malesseri di qualunque natura richiedano una visita al PS, salvo scoprire che le ambulanze sono insufficenti per il trasporto urgente di malati in strutture adeguate al loro ricovero; che gli strumenti di diagnosi e i medicinali non sono utilizzabili per mancanza di personale specializzato, e che la rete ospedaliera, satura o indisposta, non funzioni. In queste circostanze, il PS diventa un limbo, in cui l'attesa, che dovrebbe essere il più breve possibile, si protrae fino a divenire letteralmente fatale.
Un paese che insegue il divertimento, ignorando il diritto alla vita e alla salute; che paese è? Da anni si fa e si promette di tutto pur di non chiudere il Ferro-Branciforti-Capra, nonostante la cronica disfunzionalità. La carcassa che l'ospedale leonfortese è diventato potrà essere mai sepolta, permettendo a chi ne ha bisogno di raggiungere centri meglio attrezzati? Oppure, dovrà rimanere eternamente disseppelita, infettando chiunque la lambisca?






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