A Nissoria c'è un caso di meningite, ma non bisogna allarmarsi.
- Gabriella Grasso

- 2 giorni fa
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Il 9 Aprile, il sindaco di Nissoria Rosario Colianni ha informato la cittadinanza del ricovero di una persona con diagnosi di meningite e ha aggiunto di mantenere la calma e di non cedere ad allarmismi ingiustificati dato che è stata attività, immediatamente, la sorveglianza sanitaria. Il personale sanitario dell’ASP di Enna ha formalmente assicurato che non sussistono rischi per la popolazione e che la situazione è sotto costante monitoraggio e a solo scopo precauzionale e in conformità ai protocolli sanitari nazionali, i funzionari dell’ASP di Enna stanno somministrando profilassi antibiotica a tutti i soggetti che risultino aver avuto contatti ravvicinati e diretti con la persona colpita dalla patologia eppure e comprensibilmente la notizia ha spaventato molto Nissoria e dintorni. Nissorini, leonfortesi e assorini condividono aree commerciali e lavorative, come si può limitare alla sola Nissoria, il monitoraggio? E' possibile che la persona interessata abbia avuto contatti solo con i nossorini? E le persone che sono venute a contatto con questa persona , non hanno avuto contatti , a loro volta, con altre persone non necessariamente di Nissoria? Il 4 Aprile, una donna di Pescara è morta a causa di una forma fulminante e rara di meningite. Ora, in Italia nel 2014, i casi di meningite sono stati 100, in linea con la media europea, ma il rischio di contagiarsi resta e restano ferme al palo le coperture vaccinali. I vaccini contro il meningococco di tipo B e quello di tipo C non sono obbligatori in Italia. Nondimeno, i Lea (livelli essenziali di assistenza) fissano al 90% l'obiettivo di copertura vaccinale. Un'obiettivo, dicono i dati del ministero della Salute, che rimane ancora lontano. Un focolaio di meningite è scoppiato a marzo nel Regno Unito, in particolare nella contea del Kent. Tra il 9 ed il 26 marzo, si legge nell'ultimo report del centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie, sono stati 23 i casi e 2 i decessi, uno dei quali registrato in Francia. Quest'ultimo riguarda una persona che ha frequentato l'Università di Kent prima di rientrare in patria. La Ecdc, European Centre for Disease Prevention and Control, in un report aggiornato al 27 marzo, ha spiegato che essendo già trascorso il periodo di incubazione, pari nel caso specifico a 10 giorni, senza che venissero registrati nuovi casi, si può sperare che il focolaio sia spento, ma servono 20 giorni per dichiararlo spento del tutto. Auguriamo ogni bene alla persona ammalata e speriamo che ogni cosa venga fatta per limitare i contagi a cominciare da una obbligatoria campagna vaccinale






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