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Leonforte: Con somma gioia viene abbattuto un manufatto di archeologia industriale.


In Sicilia l'emergenza è sempre cronica perché non si fa manutenzione ordinaria e cronicamente a ogni emergenza segue la deresponsabilizzazione personale con scarico sul sottoposto. Nello Musumeci, per esempio, sta scaricando sui sindaci di Niscemi, dal 1997 a oggi, la mancata segnalazione della frana nonostante carte ufficiali, da lui firmate, dimostrino la sua corresponsabilità nel disastro odierno. Meno male che la narrazione comoda dell'inerzia locale mista al fatalismo meridionale e alla sciatteria/collusione diffusa, libera tutti.

Così è. E così è anche per i paesi come Leonforte.

Il ciclone Harry per esempio passando da Leonforte ha lasciato, a distanza di una settimana, l'abbattimento di un manufatto di archeologia industriale ossia la perdita, definitiva, di un patrimonio storico/culturale.

La casa su cui e di cui tanto si è discusso, sui social, cioè l'edificio accanto al rudere dell'ingresso posteriore della scuderia, fu prima di diventare un'abitazione privata la fabbrica di sapone di don Federico Musumeci. Quell'edificio nato come alloggio degli stalloni dell'allevamento di cavalli del principe, divenne, nel corso del tempo altro, ma come ogni cosa in tutto quel contesto subiva la fragilità di una zona a grave rischio idrogeologico. Ora, domando e dico: la messa in sicurezza della zona può dirsi completa con l'abbattimento di un edificio di interesse storico? Non sarebbe opportuno consolidare case e alberi "pericolanti" ma portatori di memoria invece che raderli a suolo? Di case pericolanti e pericolose tante ne abbiamo e ahimè l'indifferenza dei proprietari, spesso irreperibili, e le lungaggini burocratiche insieme ai repentini cambiamenti climatici portano i residenti delle zone "a rischio" a vivere con la costante paura di crolli. E' successo. E temiamo che possa succedere ancora e non solo nella zona storica. I quartieri viciniori alla centralissima piazza IV novembre sono sempre più bui, silenziosi e spenti per l'abbandono delle case. Ci sono intere "vanedde" spopolate. Che facciamo? Abbattiamo tutto in via precauzionale? La Brivatura che non è solamente la Granfonte, ma un intero quartiere senza le casette , le viuzze e la storia che si portano appresso avrà ancora lo stesso significato? La Granfonte senza il suo contesto perderà l'anima e se ancora dieci anni fa si poteva pensare a una procrastinazione di interventi mirati, oggi posticipare l'urgenza all'anno prossimo è un atto irresponsabile.


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