Un raccolto di mele marce
- Gabriella Grasso

- 25 feb
- Tempo di lettura: 1 min
"Si tratta di mele marce!" ancora una volta esclamano i difensori della polizia di stato a seguito dell'omicidio di Abderrahim Mansouri, a Rogoredo, da parte del polizziotto Carmelo Cinturrino, soprannominato Thor per l'abitudine di portare in giro un martello come arma d'offessa per chi non sottostava alla sua volontà (come riferito dai suoi colleghi).
A Voghera, intanto, è stato condannato a dodici anni l'assessore della sicurezza, ex-polizziotto e addestrattore, per aver ucciso un uomo marocchino senza tetto.
Aggiungiamo anche ventuno indagati, tra polizziotti e carabinieri, per furto alla Coin della stazione Termini di Roma. Tutto questo per restare agli ultimi e salienti fatti di cronaca.
Ancora una volta, lo strapotere delle forze dell'ordine diventa una questione individuale, di "mele marce". Dietro queste "mele marce", c'è, però, un intero raccolto andato a male, ma si focalizza l'attenzione del pubblico su singoli casi per distrarre dalla sistematicità del problema.
Interroghiamoci, quindi, se la divisa è garanzia di giustezza; e chiediamoci perché i sostenitori del Sì, al referendum del 22 e 23 marzo, vogliano limitare lo "strapotere" dei giudici mentre gridano all'immunità totale per le forze dell'ordine. Non sarebbe anche questo strapotere?






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