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CHE SUCCEDERA` IL 9 MARZO?

Oggi mimose, rose, frasi gentili, post pieni di cuori e celebrazioni della “forza delle donne”.


Domani tutto torna come prima.


Perché l’8 marzo non nasce come una festa.

Nasce come una giornata di lotta. Di rivendicazione. Di diritti conquistati a caro prezzo da donne che hanno scioperato, protestato, rischiato e spesso pagato con la propria libertà.

Non chiedevano mimose.

Chiedevano dignità.

Eppure oggi questa giornata viene spesso svuotata del suo significato e trasformata in una celebrazione comoda, innocua, quasi folkloristica.


Nel frattempo la realtà racconta altro.


Donne che guadagnano meno.

Donne che devono scegliere tra lavoro e maternità.

Madri sole lasciate a fare i conti con stipendi fermi e costo della vita in aumento.

Il diritto ad una giusta retribuzione, che non è tutetalo.

Diritti che sembravano acquisiti e che lentamente vengono rimessi in discussione.


E mentre si regalano fiori, si prendono decisioni che pesano soprattutto sulle donne: servizi che mancano, sostegni che diminuiscono, politiche familiari sempre più fragili.


Poi ci si stupisce se nascono meno figli.

Se i giovani se ne vanno.

Se sempre più donne rinunciano.


L’8 marzo non è un giorno per sentirsi dire “grazie”.È un giorno per ricordare che l’uguaglianza non è un regalo. È stata una conquista. E le conquiste, se non vengono difese, possono anche arretrare. Guardate al politica di oggi, ricordiamocelo in questo giorno, i requisiti sempre più rigidi per il pensionamento, gli aumenti dell’IVA su beni essenziali, la riformulazione del ddl sul dissenso ...


Per questo la vera domanda non è se festeggiare l’8 marzo.


La vera domanda è:

cosa succederà il 9 marzo?

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