CHE SUCCEDERA` IL 9 MARZO?
- Adelina Cavaleri
- 18 ore fa
- Tempo di lettura: 1 min
Oggi mimose, rose, frasi gentili, post pieni di cuori e celebrazioni della “forza delle donne”.
Domani tutto torna come prima.
Perché l’8 marzo non nasce come una festa.
Nasce come una giornata di lotta. Di rivendicazione. Di diritti conquistati a caro prezzo da donne che hanno scioperato, protestato, rischiato e spesso pagato con la propria libertà.
Non chiedevano mimose.
Chiedevano dignità.
Eppure oggi questa giornata viene spesso svuotata del suo significato e trasformata in una celebrazione comoda, innocua, quasi folkloristica.
Nel frattempo la realtà racconta altro.
Donne che guadagnano meno.
Donne che devono scegliere tra lavoro e maternità.
Madri sole lasciate a fare i conti con stipendi fermi e costo della vita in aumento.
Il diritto ad una giusta retribuzione, che non è tutetalo.
Diritti che sembravano acquisiti e che lentamente vengono rimessi in discussione.
E mentre si regalano fiori, si prendono decisioni che pesano soprattutto sulle donne: servizi che mancano, sostegni che diminuiscono, politiche familiari sempre più fragili.
Poi ci si stupisce se nascono meno figli.
Se i giovani se ne vanno.
Se sempre più donne rinunciano.
L’8 marzo non è un giorno per sentirsi dire “grazie”.È un giorno per ricordare che l’uguaglianza non è un regalo. È stata una conquista. E le conquiste, se non vengono difese, possono anche arretrare. Guardate al politica di oggi, ricordiamocelo in questo giorno, i requisiti sempre più rigidi per il pensionamento, gli aumenti dell’IVA su beni essenziali, la riformulazione del ddl sul dissenso ...
Per questo la vera domanda non è se festeggiare l’8 marzo.
La vera domanda è:
cosa succederà il 9 marzo?





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