FRANCESCO FISCELLA: NICOSIA E I SUOI PARTIGIANI il dovere della memoria
- Germinal Controvoce
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Nella società italiana si sono purtroppo smarriti alcuni valori che dovrebbero costituire il fondamento stesso della nostra democrazia. Tra questi, uno dei più importanti è senza dubbio la memoria della Resistenza e dei partigiani che, durante la Seconda guerra mondiale — i cui orrori oggi rischiano di apparire come echi lontani — ebbero il coraggio di opporsi al nazifascismo e contribuirono in modo decisivo alla liberazione dell’Italia da un regime che aveva inflitto sofferenze indicibili ai popoli europei.
Ricordare la loro lotta non significa indulgere nella retorica, ma non dimenticare la brutalità della guerra: un orrore che tende a sbiadire nella percezione collettiva proprio perché il tempo trascorso lo rende meno immediato. Questa è una dinamica pericolosa. Ed è proprio questa distanza apparente a rendere ancora più necessario custodire e rinnovare la memoria, affinché ciò che accadde non venga relativizzato, ridimensionato o — peggio — rimosso.
Riconoscere questi meriti e mantenerli vivi nella coscienza collettiva significa offrire a ogni generazione punti di riferimento etici, civili e umani che non possono essere negoziati.
Sono valori che parlano di dignità, responsabilità, solidarietà, giustizia. Parlano anche della capacità — tutt’altro che scontata — di scegliere il bene quando farlo comporta rischi enormi, isolamento, persino la perdita della vita.
È alla luce di questi valori che non posso non avvertire una profonda preoccupazione per ciò che sta accadendo oggi nella vita politica italiana. L’incontro avvenuto al Ministero delle Infrastrutture tra il vicepremier Matteo Salvini e Tommy Robinson — figura dell’estrema destra britannica, più volte condannato e indicato da molti come suprematista e neonazista — insieme alla conferenza stampa organizzata da un deputato leghista con esponenti di CasaPound, movimento dichiaratamente neofascista, liste di prescrizione dei cosiddetti professori di sinistra rappresentano segnali che non possono essere liquidati con superficialità.
Viviamo in una realtà politica e sociale in cui sembra non contare più nulla: né i Diritti, né la Costituzione, né la Meritocrazia, né il Territorio.
Questo stato di cose, denunciato da più parti come incompatibile con i valori repubblicani e con la storia antifascista delle nostre istituzioni, mostra come si stia progressivamente concedendo legittimazione pubblica a figure e gruppi che si collocano in aperto contrasto con i principi democratici sanciti dalla Costituzione, nata dal sacrificio dei nostri partigiani e dalla lotta contro il fascismo.
In questo quadro di memoria e gratitudine, un posto speciale spetta ai partigiani della città di Nicosia: uomini che, pur provenendo da una comunità lontana dai fronti principali, scelsero di unirsi alla lotta di liberazione con una determinazione che ancora oggi commuove e interroga le nostre coscienze.
Il loro sacrificio, spesso silenzioso e poco raccontato, rappresenta una delle pagine più nobili della storia nicosiana. È una storia che merita di essere riconosciuta pubblicamente, anche attraverso l’intitolazione di strade e piazze della città, e mediante manifestazioni culturali capaci di mantenerne vivo il ricordo nel tempo.
Perché è proprio il loro esempio a ricordarci che la libertà non è un dono, ma una responsabilità; che la giustizia non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana; che la democrazia vive solo se qualcuno ha il coraggio di difenderla.
Questi valori dovrebbero accompagnarci ogni giorno, ricordandoci che la nostra libertà, la nostra crescita e la nostra stessa convivenza democratica dipendono dal loro sacrificio.
A loro va il nostro rispetto, la nostra gratitudine e l’impegno — che ci riguarda tutti — a non tradire ciò per cui hanno combattuto.
Coltivare la memoria della Resistenza, nazionale e locale, non è un esercizio retorico: è un dovere civile. Un dovere che ci aiuta a riconoscere i pericoli dell’intolleranza, dell’autoritarismo e dell’indifferenza, e a difendere ogni giorno la democrazia che abbiamo ereditato.
Di seguito riporto i nomi dei nostri concittadini partigiani, patrioti e benemeriti perché la memoria del loro coraggio rimanga viva e perché la nostra gratitudine resti degna del loro sacrificio e impegno.
Partigiani:
Lanzafame Francesco. 24/06/1893
Lambusti Ignazio. 18/10/1921
Bruno Gaetano. 02/01/1917
Naselli Giovanni. 05/06/1895
Chillemi Salvatore. 28/08/1928 D'Amico Michele.
Lo Cicero Mariano. 08/09/1922
Castro Giovanni Carmelo. 07/02/1924
Loleggio Graziano. 20/05/1918
Sutera Luigi. 25/07/1920
Orlando Luigi. 08/03/1924
Boggio Emilio. 16/09/1909
Patrioti:
La Porta Salvatore. 10/01/1916
Vinci Filippo. 12/11/1912
Pero Graziano. 20/07/1921
Calderoni Filippo. 22/04/1921
Li Volsi Salvatore. 15/04/1915
Fisiella Luigi. 20/01/1924
La Porta Santo. 05/01/1924
Benemeriti:h
Vitale Cornelio 14/05/1917
Lagiglia Santo 28/03/1924
Partigiano: combattente riconosciuto.
Patriota: sostenitore attivo e continuativo.
Benemerito: autore di aiuti o atti meritori, ma non continuativi.











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